Itinerari

Itinerario in Sri Lanka alla scoperta delle Città Antiche

Se la “Hill Country” è il posto ideale per conoscere i paesaggi tipici e i più bei parchi nazionali dello Sri Lanka, la zona a Nord delle città antiche è una tappa irrinunciabile in un itinerario di viaggio in Sri Lanka: qui dove un tempo sorgevano le capitali delle antiche dinastie singalesi, dove gli archeologi hanno riportato alla luce antichi tesori sepolti sotto la coltre di foreste che nei secoli ha invaso queste terre, potrete conoscere la storia del Paese, rivivere il fasto dei grandi regni che hanno dominato il Paese, respirare l’atmosfera mistica e spirituale dei suoi templi e luoghi di culto.

Vi consiglio di dedicare almeno tre giorni alla visita di questa zona, perché le cose da vedere sono tante e tutte davvero interessanti. Vi consiglio di scegliere come punto di partenza Dambulla o Habarana, che si trovano lungo la strada principale che collega tutte le principali località del Paese e da lì spostarvi quotidianamente verso il sito che volete visitare. Io ho fatto tappa a Dambulla nella guesthouse Healey Tourist Inn, che è praticamente una casa privata con cinque stanze in affitto. La famiglia è deliziosa e accogliente e avrete modo di stare molto a contatto con loro nelle aree comuni che sono la loro casa. Per raggiungere i siti archeologici potete muovervi tranquillamente con i bus, costano davvero poco e hanno una buona frequenza.

Sigiriya

Questo è il sito archeologico più spettacolare in assoluto, un’enorme roccia che spunta dalla foresta come un miraggio. Dichiarato Patrimonio UNESCO nel 1982, era un luogo abitato già in epoca preistorica. Iniziate la visita dal vicino Museo, per capire qualcosa in più di questo luogo e scoprire le sue affascinanti leggende: secondo la tradizione popolare il re Kassapa vi aveva fatto costruire una fortezza inespugnabile alla fine del 400 d.c.. Quello che è storicamente comprovato è che fu un complesso monastico buddhista, abbandonato nel 1300, scoperto da un archeologo inglese alla fine dell’800. Entrando nel sito vero e proprio si attraversa un complesso di giardini ben tenuti, anche se il vostro sguardo sarà subito rapito dall’immensa roccia che vi si staglia di fronte, enorme e imponente, che inizierete a salire.

Più o meno a metà percorso si trova una delle meraviglie assolute di questo complesso: lungo una galleria scavata nella roccia si possono ammirare antichi affreschi che rappresentano donne dalle forme prosperose che si pensa siano personaggi del buddhismo tantrico. I colori accesi di questi dipinti, perfettamente conservati, sono davvero incredibili.

Costeggiando la parete rocciosa ci si imbatte in un muro dove si conservano graffiti risalenti a circa mille anni fa con antiche scritte in alfabeto singalese. Continuando a salire si raggiunge una piattaforma, alla base dell’ultimo tratto di roccia, dove troneggiano due enormi zampe che facevano parte di un’imponente statua di leone che dà il nome al sito (sigiriya significa infatti “rocca del leone”), simbolo del potere di Buddha. Fate attenzione in questo luogo agli attacchi delle api che nidificano in questo sito: sono infastidite dai rumori dei turisti e ogni tanto, come è capitato a noi, si scatenano in sciami attaccando le persone. Noi ci siamo dovuti rifugiare dentro una gabbia metallica per aspettare il loro allontanamento e in seguito siamo saliti sulla sommità indossando una tuta apposita consegnataci dai custodi del sito. La vista dalla cima su tutta la giungla circostante però è impagabile e ne è valsa la pena nonostante la disavventura. Considerate per la visita di Sigiriya una mezza giornata.

Dambulla

Il famoso complesso del Royal Rock Temple si trova nella periferia della città, ci potete arrivare prendendo un tuk tuk, noi che alloggiavamo a Dambulla lo abbiamo raggiunto a piedi. Lasciate pure stare il Golden Temple con l’enorme statua del Buddha assolutamente kitsch che vi troverete di fronte. Andate diritti alla biglietteria che trovate sulla destra e poi puntate a sinistra verso la scalinata che supera questo tempio e raggiunge l’antico complesso  di grotte rupestri, che ospita 150 statue e rappresentazioni del Buddha. Vi consiglio di visitarlo al tramonto, quando la luce tenue filtra attraverso le sagome degli edifici e crea quell’atmosfera suggestiva e raccolta perfetta per entrare in questo luogo molto sacro ai singalesi.

Queste grotte sono davvero antichissime, alcune risalgono al I secolo d.c. quando il re di Anuradhapura, cacciato dal suo regno, si rifugiò qui e fece edificare questi sontuosi templi, resi ancora più preziosi dai re che si succedettero. La grotta due è la più impressionante con le sue dimensioni e la quantità di statue che vi si trovano all’interno. E’ incredibile la pace e la tranquillità che si respira in questo luogo, che a quest’ora è popolato solo da persone del posto che si recano qui in preghiera.

Polonnaruwa

Per tre secoli capitale del regno singalese, oggi il sito archeologico, patrimonio UNESCO, è un complesso di templi  ed edifici in rovina da scoprire in bicicletta (che si può noleggiare dalla gente del posto per pochi spiccioli).

Vi consiglio anche in questo caso di partire dalla visita del Museo per scoprire l’affascinante storia del regno e per vedere grazie alle ricostruzioni plastiche come dovevano essere gli edifici e la città al tempo del loro massimo splendore (1.100 circa). Se non siete grandi appassionati di storia o non avete molto tempo vi consiglio di puntare subito alla zona del palazzo Reale e al Quadrilatero, anche se sarà impossibile non rimanere affascinati da questo paradiso archeologico: rovine di palazzi, sale e vasche decorate da statue e raffigurazioni animali, templi buddhisti e hindu, affascinanti statue di Buddha, lastre con antiche incisioni.

C’è una meraviglia dietro l’altra da scoprire. Vale la pena spingersi anche fino al complesso settentrionale per ammirare alcune delle statue del Buddha più belle dello Sri Lanka nel complesso di Gal Vihara e per vedere da vicino il quarto dagoba più grande del Paese, quello di Rankot Vihara.

Vicino alle rovine di Polonnaruwa, sulla strada di ritorno verso Dambulla si trova il Minneriya National Park dove abbiamo fatto un safari per avvistare gli elefanti. Aveva piovuto molto e di animali ce n’erano assai pochi. Si tratta di un bel parco perchè qui, a differenza di altri posti, gli animali vivono liberi nel loro habitat, ma in considerazione del prezzo esagerato per fare un paio d’ore di safari (30 euro a testa circa) personalmente non lo consiglio.

Anuradhapura

Il sito archeologico che più mi ha impressionato, anch’esso dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Non solo per le sue incredibili dimensioni (praticamente una città), ma per la bellezza dei suoi dagoba e templi in rovina immersi nella foresta rigogliosa, da esplorare anche in questo caso, con la bicicletta.

Ci vuole una giornata intera per visitare a dovere questo posto e credetemi non vi annoierete affatto. Anuradhapura è stata la capitale dello Sri Lanka per mille anni e quello che si trova in questo complesso è il risultato di tutto ciò che è stato costruito durante i secoli. Il fascino di questo posto (a differenza di Polonnaruwa) è che continua a vivere grazie alle cerimonie che ancora si svolgono qui e ai luoghi sacri tuttora frequentati dai fedeli.

Mappa alla mano, potete partire dal Mahavihara, il cuore dell’antica Anuradhapura, dove si trova l’albero più antico del mondo, lo Sri Maha Bodhi. Una serie di guardiani lo accudisce da ben 2.000 anni. Questo luogo ha un’atmosfera magnetica, alimentata dai canti dei moltissimi fedeli che lo visitano ogni giorno per portare le proprie offerte. Un posto altrettanto affascinante è il Thuparama Dagoba, il tempio più antico dello Sri Lanka, fatto costruire nel III secolo a.c., così come il monastero Abhayagiri Dagoba, alto 75 metri, che ospita un’impronta del Buddha.

A poca distanza, immersa in una piccola oasi verde, si può ammirare una bellissima lastra di pietra a forma di luna finemente scolpita e i due guardiani in pietra del Ratnaprasada, un antico palazzo-monastero. Vi consiglio di terminare il tour in bicicletta costeggiando al tramonto le rive del Tissa Wewa, ammirando stormi di uccelli che si levano in volo dalle sue placide acque.

Un consiglio che vale per tutti i siti archeologici: portatevi un cappellino e mettetevi la crema solare perché il sole picchia e in bici non ve ne accorgete ma vi potete bruciare la pelle.

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