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Rossano

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Situato tra montagne incontaminate e mare limpido, il Centro Storico affascina per le bellezze bizantine che conserva e custodisce gelosamente... Rossano è uno dei maggiori centri della Calabria. Il territorio – confinante con i comuni di Corigliano Calabro, Longobucco, Cropalati, Paludi e Crosia – occupa una superficie di 149 Kmq con altitudine compresa tra 0 e 1010 m sul livello del mare e con fronte di costa bassa, sull’ampio Golfo di Sibari, lungo 19 Km ed esteso tra il torrente Cino e il fiume Trionto.

Variegato l’ambiente naturale: quello costiero, inciso da torrenti e fiumare sulle cui sponde prospera la macchia mediterranea, coltivato a giardino ed agrumeto; quello collinare, punteggiato da secolari uliveti e castagneti; quello montano con amene vallate, verdeggianti pinete e ombrose abetaie, caratteristiche dei boschi della Sila Greca.

Gli abitanti, circa 40.000, sono distribuiti per la maggior parte tra la zona pianeggiante e il borgo antico, quest’ultimo situato su un’altura a 300 m sul livello del mare, distante 6 Km circa dalla costa.

 

L'EMBLEMA MUNICIPALE.

L'Emblema Municipale

Che l’emblema di Rossano sia da riferire ad epoca remota non v’è dubbio: la lunga storia e le nobili tradizioni della Città ne sono garanzia.

E’ certo che nel XV sec., periodo in cui gli enti territoriali cominciarono a dotarsi di uno stemma, Rossano ne possedeva già uno in cui comparivano due torri sostituite poi da quattro conchiglie e cinque gigli. Quanto al significato delle figure, c’è da rilevare che in araldica la conchiglia simboleggia la concordia e l’unione, mentre il giglio è simbolo di potenza e sovranità. Questi stessi simboli furono utilizzati in Terra Santa durante il periodo delle Crociate, epoca in cui la nobiltà rossanese dette a profusione il più eletto sangue. A seguito del riconoscimento dello status di Città (DPR 14-10-1998), Rossano ha ottenuto con successivo DPR (11-10-1999) nuovo stemma e gonfalone municipale.

                                  Le origini del nome… specchio di storie antiche ed icona del territorio

Il toponimo Rossano (nella versione dotta = lat. Roscia, Rosia, Ruscia, Roscianum, Russianum) sarebbe da porre in relazione al colore rossastro (lat. rubianum) delle balze e delle colline su cui è arroccato l’antico abitato (timpe russe), ricche di graniti biolitici rossastri. L’ipotesi scientificamente più plausibile collega il toponimo alla parola greca Ruskìa o Ruskianè o Rusianon (unione di Rusion “che salva” e àcron “promontorio”), con la quale viene nominata la PRIMA ROSSANO, quella sul mare (contrada Foresta-Zolfara ?) con un Porto e un Borgo. Infatti lo storico bizantino Procopio di Cesarea (VI sec.) riferisce che un porto ubicato in questo territorio esisteva già ai tempi della colonizzazione magno-greca, così infatti scrive: “...
lungo la costa c’è Rossano, il Porto di Thurii... e sopra di questo i Romani costruirono una fortezza molto salda”. Intorno all’OPPIDUM o CASTRUM ROSCIANUM (ex Ospedale Civile), edificato poco dopo il 193 a.C. e appartenuto alla gens romana dei Rosci, sorse la ROSSANO STORICA, quella in collina, una città murata inespugnabile, distesa su un rosso acròcoro, attualmente il più bello tra i centri storici della Calabria.

C’è, però, anche chi sostiene che la forma dialettale Russanu tragga origine dal latino volgare rus+sanum, cioè “campagna, luogo di aria salubre, sana”. Recenti indagini archeologiche ci danno la certezza di insediamenti sulla collina, tra il XV e l’VIII sec. a.C., di una popolazione indigena pre-ellenica, quella degli Enotri (da òinos “vino” e truo “bevo”): ne danno conferma alcuni reperti appartenuti alla cultura di quelle genti e affiorati da una necropoli sulla collina di Sant’Antonio e da un piccolo villaggio nell’area di Basìli, custoditi nel Museo Archeologico di Sibari. Ad ogni modo, il sito era noto in epoca imperiale romana quale “stazione” (statio), posta a 12 miglia da Thurii, sulla Via Appia-Traianea, un asse stradale di collegamento tra Taranto e Reggio
Calabria, come attestato dall‘Itinerarium Antonini (II sec. d.C.) e dalla Tabula Peutingeriana.

 

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